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By Elémire Zolla

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Monsters in the Italian Literary Imagination

A tradition defines monsters opposed to what's basically considered human. Creatures akin to the harpy, the siren, the witch, and the half-human all threaten to ruin our feel of energy and intelligence and usurp our human cognizance. during this manner, monster myths truly paintings to outline a culture's definition of what's human.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Oliver Sacks è un neurologo, ma il suo rapporto con l. a. neurologia è simile a quello di Groddeck con l. a. psicoanalisi. Perciò Sacks è anche molte altre cose: «Mi sento infatti medico e naturalista al pace stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è los angeles condizione umana in line with eccellenza, los angeles malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia».

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La costruzione della città non è mai soltanto un gesto singolo, un costruire per se stessi. È, piuttosto, un costruire insieme. Costruire insieme sfonda ogni singolo progetto verso altri progetti, che sono al tempo stesso diversi e contestuali, differenti e comuni. Fa anche incontrare con una nuova dimensione dell’effimero: non più soltanto la vita minacciata che chiede riparo, bensì la violenza stessa della storia. Mentre il costruire dona durezza alla durata, spazio al tempo, non mette al riparo dalla violenza della storia.

Progetta l’inversione del progetto modernista. Ma progetta ancora, come il modernismo. JEAN-FRANÇOIS LYOTARD, Alterità e immaginario postmoderno Decostruzione e narrazione: la città postmoderna Dedicata a Identità e differenze, la XIX Esposizione Internazionale della Triennale di Milano del 1994 ospitava l’intervento di due filosofi, Jean-François Lyotard e Paul Ricœur, che nei confronti del gesto architettonico assumono atteggiamenti ben diversi, a segnare modi alternativi di pensare alla città postmoderna.

255; cfr. P. Ricœur, 2004a, pp. ). Costruire e raccontare si corrispondono anche dal punto di vista del ritmo interno del loro differente gesto: messa-in-intrigo; dare intelligibilità; intertestualità. La «sintesi spaziale dell’eterogeneo», caratteristica dell’architettura, è l’equivalente della messa-in-intrigo tipica del racconto (cfr. P. Ricœur, 1987, pp. ): anche il costruire compone tra loro delle «variabili relativamente indipendenti» allo scopo di creare oggetti-edifici dotati di un’«unità sufficiente», perché «un’opera architettonica è un messaggio polifonico che si presta a una lettura che è a un tempo inglobante e analitica».

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